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Il Borsino 6 - Wade riposa, Kobe impenna

18/12/2009 - Salvatore Satta

Il borsino NBA Il Borsino 6 - Wade riposa, Kobe impenna

Resterà il nostro eroe fra i pirati dei Caraibi?

CHI SALE...

 

24

Parafrasiamo il titolo di un noto serial americano, perché 24 sono le partite che ha giocato fino ad oggi nella stagione il numero 24 di cui dobbiamo obbligatoriamente parlare: ovviamente Mr Kobe Bryant. Kobe sta giocando una straordinaria stagione offensiva, per capirlo basterebbe guardare i "non-tanto-freddi" numeri: cominciamo con l'attacco, Bryant infatti viaggia ad un pelo dai 29 di media, mai così in alto da quando è tornato a competere per il titolo (post trade Gasol, diciamo), inoltre in carriera solo due volte ha avuto una così alta produttività di punti per minuto giocato, inutile dire che si tratta delle due stagioni di ricostruzione post Shaq, in cui Kobe era in tutto e per tutto i Lakers. Più produttivo, ma anche più preciso! Kobe sfiora il 49% dal campo, quando in carriera non era mai arrivato a toccare il 47%. Perché ci piace ricordarlo proprio ora? Perché un fabbro batte il ferro quando è caldo, e noi artigiani dell'informazione cestistica non possiamo non cavalcare la splendida partita del 24 contro i Milwaukee Bucks, conclusa dopo un overtime con uno splendido buzzer dalla fin troppo jordaniana esecuzione (e stavolta niente tabellata fortuita). Si trattava del 39esimo punto di Kobe, che seguiva i 42 rifilati ai Bulls allo United Center, dopo due gare anonime dovute all'infortunio al dito rimediato nella gara casalinga contro i TWolves. Eh si, ci eravamo quasi scordati, gioca anche con un dito fasciato per una frattura alla mano sinistra, non è una menomazione incredibilmente squalificante, ma è pur sempre qualcosa che impedisce di esprimersi al massimo. Con i 39 contro i Bucks, Kobe inoltre ha concluso la sua decima gara con 30 o più punti in stagione, quando l'anno scorso ci mise ben 37 gare per avere lo stesso risultato. D'altronde il record dei Lakers parla chiaro: 20 vittorie e solo 4 sconfitte, che significano un 80%, e 10 su 10 quando il figlio di Jelly Bean tocca il trentello... e i cori MVP cominciano ad alzarsi allo Staples. Kobe, la sua stagione e i suoi risultati vanno tutti e tre in alto.

 

Boston High

 

Rubrica dedicata ai classici, se dopo LA tocca a Boston. Stesse vittorie dei rivali giallo viola, stesse sconfitte, e dunque stesso record. La differenza è che i Celtics cavalcano la striscia vincente più lunga dell'intera NBA, 11 W consecutive, non perdono infatti dal 20 Novembre, nella sfida al vertice con i Magic. Il calendario fa la sua parte, bisogna ammetterlo, infatti in queste 11 vittorie Boston ha incontrato solo 3 squadre fra quelle che attualmente viaggiano almeno al 50% di vittorie, e sono San Antonio, Oklahoma City e Miami... insomma, non esattamente un percorso minato. Tuttavia Boston ha mostrato abbastanza chiaramente di aver preso a girare per il verso giusto, grazie ad un Rondo che sembra voler legittimare il mega contratto che gli ha firmato quest'anno, e un Kevin Garnett che sembra tornato agli splendori della sua prima stagione in bianco verde. Si pensi che KG viaggia in dicembre a 18 punti di media, con il 68% dal campo, stando 30 minuti in campo (a Novembre erano 14 punti in quasi 32 minuti col 52% dal campo), a cui aggiunge 7,7 rimbalzi e 3 assist. Rondo dal canto suo sta portando avanti il secondo mese della sua carriera in doppia doppia di media (era successo nel febbraio scorso, quando mise assieme oltre 13 punti e oltre 10 assist in 12 partite giocate), viaggiando a 14,4 punti, 10,6 assist e 4,3 rimbalzi, a cui si aggiunge un 68% ai liberi che potrebbe far storcere il naso ad alcuni ma che rappresenta un netto miglioramento rispetto al 39% ottenuto nelle precedenti 17 gare. Le ottime prove di Kevin e Rajon servono anche a supplire alle mancanze del capitano Paul Pierce, che si sta prendendo un po' di riposo, nel peggior mese offensivo della sua carriera, dopo quel Marzo del suo anno da rookie in cui mise 10 punti a gara (in questo mese siamo a poco più di 13). Boston però è attesa alla prova del nove, perché prima della fine dell'anno dovrà vedersela con Orlando, per la rivincita dell'ultima sconfitta, e Phoenix. Per Santo Stefano potremmo tirare le prime somme, ma fino ad allora i Celtics salgono.

 

 

...E CHI SCENDE

 

Miami Vice

 

Il vizio del titolo sarebbe quello di Wade, che ormai sembra aver deciso di risparmiarsi per l'intera stagione. Dwyane non sta indubbiamente disputando la sua miglior stagione, soprattutto quando la si confronta con la precedente, che potremmo definire quasi perfetta, sotto il profilo personale. Wade non sta segnando meno che in passato, ha infatti altre tre stagioni in carriera a medie più basse (in questa siamo a circa 26 a gara), però sta tirando con la più bassa percentuale in carriera, un pessimo 43%, dopo non essere mai sceso sotto il 46% prima di quest'anno, oltre a non aver mai recapitato così pochi assist e rubato così pochi palloni dal suo anno da rookie. Come detto, il motivo principale sembra essere mentale: per molti, fra cui tanti tifosi degli Heat, Wade non ha più voglia di fare pentole e coperchi per quelli della Florida, è scarico e aspetta solo la fine della stagione, che significa anche fine del contratto. Nel 2010 cambierebbero forse molte cose, di certo Dwyane potrebbe scegliere dove andare, perché arriva il fatidico anno in cui si libereranno i più forti giocatori della miglior nidiata di rookie del decennio (e una delle migliori in assoluto della storia, assieme a Wade sono in lizza per uno spostamento anche Lebron James e Chris Bosh), e qualcuno sostiene che non è detto si accasino tutti in squadre diverse (in realtà la possibilità che qualcuno firmi due di loro contemporaneamente è abbastanza remota, perché il salary cap porrebbe pressanti questioni a riguardo, ma a tanti piace sognare squadre stile All Star Game). Di certo tutti e tre cercheranno il contesto più adatto per vincere, e se Lebron ha per molti ottime possibilità di restare nella sua attuale squadra, Wade è, assieme a Bosh, il maggior indiziato per un cambio d'ambiente, verso quella che sembra essere la casa più apetibile per tutti i FA che mirano a nuovi lidi e al massimo salariale: New York City. Le sirene della grande mela cantano sempre la stessa canzone: soldi, visibilità e sponsor, chissà che questa volta non riescano a far cadere nella rete qualche marinaio. Nonostante sia una stagione di transizione però, un professionista dovrebbe dare sempre il meglio, se non altro perché lautamente pagato, e in particolare Wade si ritrova una squadra da play off facili in questo Est (buono in vetta ma pessimo sotto, infatti gli Heat, nonostante le bizze del capitano, sono attualmente a 13 vinte e 11 perse), ben coadiuvato da un Beasley in netta ascesa che meriterebbe di essere sfruttato meglio. L'atteggiamento poco professionale di Wade, che ha stufato anche i suoi tifosi, stavolta va molto in basso.

 

 

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